Un medico cambia una terapia e il paziente peggiora. Un altro sa che la terapia in corso non è più adeguata, ma decide di non modificarla, e il paziente peggiora allo stesso modo. La prima scelta ci appare immediatamente più grave, perché contiene un’azione visibile.
In questo nuovo episodio di Fatti di Mente, lo psicologo clinico Guglielmo Pezzillo spiega il bias di omissione: la tendenza a giudicare i danni provocati da un’azione come più gravi o moralmente inaccettabili rispetto a conseguenze identiche, e talvolta persino peggiori, prodotte dall’inazione.
Un meccanismo psicologico che influenza le scelte sulla salute, sul lavoro e nelle relazioni, portandoci a sentirci meno responsabili di ciò che lasciamo accadere rispetto a ciò che provochiamo intervenendo.
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