Perché una persona innocente dovrebbe confessare un crimine che non ha commesso? Quanto possiamo fidarci di un’ammissione di colpa, anche quando contiene dettagli precisi e sembra convincente?
In questo nuovo episodio di Fatti di Mente, lo psicologo clinico Guglielmo Pezzillo esplora la psicologia delle false confessioni: la pressione degli interrogatori, il rapporto con l’autorità, la stanchezza e il dubbio sulla propria memoria. Un percorso per comprendere come si possa arrivare ad accusarsi e perché sia fondamentale ricostruire ciò che accade prima di una confessione.
Per approfondire come una manipolazione possa indebolire la fiducia nelle nostre percezioni e nei nostri ricordi, vi consiglio l’episodio 577, “Gaslighting: riconoscere la manipolazione psicologica”.
Fonti consultate
- Frenda, S. J., Berkowitz, S. R., Loftus, E. F., & Fenn, K. M. (2016). Sleep deprivation and false confessions. Proceedings of the National Academy of Sciences, 113(8), 2047–2050.
- Garrett, B. L. (2010). The Substance of False Confessions. Stanford Law Review, 62, 1051–1118.
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