Per decenni, l’omosessualità è stata classificata come una malattia mentale. Una diagnosi che ha contribuito a legittimare discriminazioni, vergogna e tentativi di modificare l’orientamento sessuale. Comprendere questa storia ci aiuta a riconoscere quanto il contesto sociale possa influenzare il modo in cui interpretiamo la sofferenza psicologica.
In questo nuovo episodio di Fatti di Mente, lo psicologo clinico Guglielmo Pezzillo ripercorre il cammino che ha portato alla depatologizzazione dell’omosessualità: dalle prime teorie psichiatriche agli studi di Evelyn Hooker, fino alla testimonianza dello psichiatra John Fryer e al contributo degli attivisti.
Approfondiamo la decisione dell’American Psychiatric Association del 1973, i passaggi successivi nelle classificazioni diagnostiche e il cambiamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1990. Vediamo inoltre come il pregiudizio, il rifiuto e la necessità di nascondersi possano incidere sulla salute mentale, attraverso il fenomeno dello stress da minoranza.
Per chiarire le differenze tra identità di genere e orientamento sessuale, ascolta anche l’episodio 819, “Identità di genere e orientamento sessuale: facciamo chiarezza”.
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